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Vernaccia

Vernaccia


Il vitigno bianco Vernaccia è senz'altro il più noto tra i vitigni sardi, anche se la sua presenza è limitata alla bassa valle del Tirso, in provincia di Oristano. Il suo ristretto areale di diffusione permette di ipotizzare che sia stato introdotto dai colonizzatori fenici, fondatori di Tharros, l'approdo ubicato nella penisola del Sinis, e che da qui si sia diffuso nella retrostante pianura formata dalle alluvioni del fiume Tirso, dove ha trovato il suo habitat ideale e le condizioni ottimali per l'invecchiamento del suo famoso omonimo vino.

Il nome di questo vitigno è senz'altro di origine romana e starebbe ad indicare un'uva vernacula, cioè un'uva del luogo. Questa ipotesi etimologica spiega anche perché la denominazione "vernaccia" sia diffusa in tutta la penisola e serva a designare quei vitigni locali altrimenti non classificabili, vitigni che sono del tutto dissimili alla Vernaccia sarda, talvolta anche a bacca colorata.

Nel dialetto oristanese assume il nome spagnolo di Garnaccia o di Crannaccia e con sinonimi simili è anche indicato dal Moris che nella descrizione della Vitis austera parla di Varnaccia o di Carnaccia, dal Manca dell'Arca che lo indica come Granazza, mentre il Cettolini e il Lolli lo chiamano correttamente Vernaccia.

Questo vitigno, abbastanza sensibile alle crittogame e di buona e costante produttività, predilige i terreni alluvionali freschi e profondi, costituiti da materiali di disgregazione rocciosa, tipici della bassa valle del Tirso, e di norma viene allevato ad alberello latino. Dalla vinificazione del vitigno Vernaccia si ottiene l'omonimo vino che per dare il massimo delle sue qualità, deve invecchiare per almeno tre-quattro anni in botte scolma nelle tradizionali "cantine" oristanesi dal caratteristico tetto in coppi, poggiati su cannicciato. Attualmente oltre al DOC Vernaccia di Oristano, nelle sue diverse tipologie, dalla vinificazione di questo pregevole vit one geografica tipica di Valle del Tirso e che è anche la base di uno spumante brut.